Come recedere da un prestito con cessione del quinto

Effettuare la recessione da un prestito con modalità cessione del quinto, sia dello stipendio che della pensione, è un tipo di operazione che potrebbe sembrare impossibile da portare al termine.

Vediamo ora come procedere e soprattutto se è possibile poter effettivamente sfruttare questo particolare diritto.

 

Si può recedere da una prestito con cessione del quinto?

 

Prima di parlare delle eventuali modalità che permettono di ottenere la recessione del contratto stipulato con l’ente, occorre capire se è possibile sfruttare questo diritto.

La risposta è, fortunatamente per coloro che stipulano un contratto del genere salvo poi voler tornare indietro, affermativa.

Il recesso da tale finanziamento, infatti, è un tipo di operazione prevista dall’articolo 125‐ter del Dlgs n. 385/93 del Testo Unico Bancario.

Tale soluzione permette quindi di bloccare il finanziamento erogato e prevenire quindi una spesa che potrebbe essere vista come superflua soprattutto se l’eventuale spesa che si sarebbe dovuta sostenere sfruttando questo tipo di finanziamento viene affrontata senza dover ricorrere alla cessione del quinto di pensione o stipendio, così come spiegato perfettamente su prestitiecessionedelquinto.com.

Ovviamente occorre cercare di capire come bisogna procedere per fare in modo che tale procedura possa essere svolta in modo corretto prevenendo dunque delle situazioni che potrebbero complicare i passaggi che devono essere svolti per poter annullare tale contratto.

 

Entro quanto è possibile recedere dal contratto di cessione del quinto

 

Prima di analizzare le modalità mediante le quali è possibile sfruttare questo genere di soluzione, occorre capire entro quanto è possibile far valere questo diritto nei confronti dell’ente bancario o pensionistico al quale si decide di inoltrare la domanda di finanziamento.

Le tempistiche per far valere questo diritto sono ben chiare: si parla di quattordici giorni dal momento in cui viene apportata la propria firma sul contratto.

Attenzione: in questo caso vengono contati anche i giorni festivi quindi si tratta di quattordici giorni effettivi.

Se si dovesse superare questo limite di tempo, accade che la cessione del quinto resta effettivamente attiva anche se il richiedente non necessita di quella somma di denaro.

Pertanto, oltre riflettere bene sui pro e contro che caratterizzano questo finanziamento, si devono tenere in mente questi giorni successivi alla firma che permettono, in caso di cambiamento di piani personali per far fronte alle proprie esigenze, di poter disdire tale contratto senza che possano nascere delle situazioni negative che potrebbero andare ad incidere, in modo negativo, sulle proprie finanze.

 

Come si deve procedere per esercitare la recessione del quinto

 

Che sia dello stipendio oppure della pensione, occorre conoscere il giusto procedimento che bisogna seguire per fare in modo che questo diritto possa essere correttamente esercitato.

In primo luogo occorre compilare una semplice domanda, che potrà anche essere trovata online dato che si tratta di un modulo particolare, che permette di recedere dallo stesso contratto stipulato con l’ente.

Questa deve essere compilata in ogni sua parte tranne nella motivazione: la legge prevede che il richiedente non sia tenuto a specificare la o le motivazioni che lo hanno spinto a fare un passo indietro e quindi bloccare l’erogazione del finanziamento con tanto di restituzione mensile successiva.

Tale domanda deve essere inviata direttamente al finanziatore, firmata dal richiedente e accompagnata dai documenti d’identità.

L’invio potrà essere effettuato sia tramite fax che con raccomandata di ricevuta di ritorno che sfruttando il web, ovvero l’indirizzo mail dell’ente finanziatore.

Il metodo della raccomandata e l’invio telematico tramite posta elettronica certificata, ovvero PEC, rappresentano le due soluzioni ideali che consentono di prevenire eventuali situazioni negative che potrebbero andare ad influire negativamente sulle finanze del richiedente.

 

Si può recedere anche se il finanziamento viene erogato?

 

E se invece il finanziamento è stato erogato è possibile sfruttare il proprio diritto di recessione oppure si è costretti a dover procedere come se il denaro ottenuto fosse ulteriormente utile?

Ebbene anche in questo caso è possibile far valere i propri diritti ovvero si può procedere con la richiesta di recessione nel momento in cui il denaro che viene richiesto è stato erogato sul proprio conto.

Anche in questo caso si avranno a disposizione quattordici giorni dalla firma del contratto per prevenire delle situazioni negative.

In questa specifica situazione, però, è importante sottolineare come bisogna richiedere all’ente finanziatore anche il calcolo degli interessi che maturano dal momento in cui il finanziamento viene ottenuto fino al momento della restituzione.

Ad esempio se questo diritto viene sfruttato dopo dieci giorni dalla firma del contratto e la somma di denaro viene erogata, l’ente deve calcolare gli interessi su questi dieci giorni.

Per recedere correttamente si avranno trenta giorni di tempo per effettuare la restituzione della somma di denaro e degli interessi maturati fino a quel momento.

Inoltre occorre rimborsare il costo dell’imposta sostitutiva all’ente finanziatore, in modo tale che la recessione possa essere definita come corretta e quindi andata a buon fine.

 

Ecco, pertanto, come procedere per effettuare la recessione da questo tipo di contratto.